Gli strani modi di insegnare della vita

La vita insegna, insegna ogni giorno. Ogni tanto con carezze, ogni tanto con mazzate ma insegna ogni giorno. Probabilmente le mazzate sono il modo della vita per farti capire che non hai dato attenzione alle carezze in precedenza.

Sono una persona molto paziente con le cose inanimate, molto poco paziente con le altre persone. Mi è stato detto che ho troppa fiducia nella logica altrui, che l’uomo per quanto intelligente è irrazionale e che quindi io, essendo molto logico, sono destinato a soffrire fino a che non accetto che le altre persone non lo siano.

Bene, sto imparando in un modo molto strano a portare pazienza con le persone. I comportamenti non sono logici, ma le motivazioni per portare pazienza sono più che logiche. E quindi la grande maestra in questo momento mi sta facendo vedere il bastone che userà se non imparo da solo.

Attraverso uno schermo

Riprese video ai concerti tramite cellulare
Ripresa video tramite cellulare durante un concerto
Uno spettatore a un concerto riprende tutta la durata del concerto tramite il cellulare.

Oggi mi è capitato di assistere a un concerto, sebbene gratuito e breve, ma purtroppo, come troppo spesso capita, mi è toccato osservarlo con la frapposizione di schermi di cellulari e tablet. Di questo specifico concerto mi importava anche poco quindi mi sono preso la libertà di estrarre la mia reflex e immortalare il disturbo.

Questo mi impone la riflessione di quanto del mondo che ci circonda, specialmente quando si viaggia o si visitano posti nuovi, venga effettivamente visto dalle persone oppure passi inevitablmente dallo schermo dello smartphone di turno.

Di contro mi viene anche da domandarmi quanto io invece veda attraverso il mirino della/e mia/e reflex. Piccola differenza, il mirino ottico non aggiunge artefatti all’immagine, la differenza è sostanziale. Di contro sono stato osservatore indiretto di alcuni eventi splendidi che sono riuscito a immortalare, come ad esempio il salto fuori dall’acqua di una balena.

Mi consola il fatto che è mia abitudine quella di soffermarmi a ammirare quello che sto per fotografare oppure ho appena fotografato. Però è curioso, e mi ha fatto riflettere e vedere un po’ il mio modo di osservare il mondo data la mia passione per la fotografia.

La fiducia

La fiducia è una cosa strana. Siamo abituati a fidarci in maniera più o meno conscia tutti i giorni, di persone conosciute o sconosciute.
Ci fidiamo del conducente del treno che ci porta a destinazione, ci fidiamo del fatto che la sbarra del telepass si alzi al nostro passaggio, ci fidiamo del fatto che girando la chiave della macchina questa si accenda e si faccia condurre docilmente fino a destinazione, che effettuando una qualsiasi attività, chi era responsabile del funzionamento o della buona riuscita o addirittura della nostra incolumità, abbia fatto il suo dovere.

Poi ci fidiamo delle persone. Ci fidiamo del fatto che il nostro compagno o la nostra compagna ci comprenda sempre, ci fidiamo di fedeltà e amore e delle amicizie. Ci fidiamo in ambito lavorativo e del classico e lombardissimo “Ghe pensi mi”. Siamo portati a valutare la fiducia in una persona in un periodo di tempo ristretto rispetto all’intera rapportazione con la stessa e poi tendiamo a comportarci di conseguenza per il resto della rapportazione.

Quale fiducia è più difficile da ottenere? E quale viene più facilmente delusa?

Ovviamente quando si ricade nella fiducia interprersonale la delusione è grande in proporzione al livello di coinvolgimento che si ha con la stessa persona. Perché veniamo più spesso delusi dalla fiducia riposta interpersonalmente? Perché siamo coinvolti emotivamente, abbiamo costruito un rapporto di amicalità, di amicizia o addirittura oltre l’amicizia con la persona di cui abbiamo riposto fiducia ciecamente fino al momento in cui si aprono gli occhi.

Con queste premesse arriva poi il momento brutto in cui non sai come reagirà la persona alla tua richiesta (il più tranquilla possibile) di delucidazioni. Oppure un taglio netto? A volte non c’è possibilità di scelta, né in un caso né nell’altro.

High Hopes

Ero convinto di avere già scritto un post con lo stesso titolo, ho dovuto cercare conferma, non è successo. Probabilmente ho cambiato idea prima di pubblicare.

Nei momenti di cambiamento mi passa per la testa sempre questa canzone dei Pink Floyd che secondo me, musicalmente, esprime un tema di incertezza, misto tra il cupo e la speranza in un equilibrio veramente gradevole, nonostante il testo non si sposi perfettamente con i miei sentimenti. La sento parte di me. Parla in ogni caso della difficoltà di realizzarsi.

E alla fine mi rendo conto che a me le sfide piacciono, che la tensione è enorme e che sto cercando di fare tutto in modo da riuscire a costruire il mio futuro. Giorno per giorno, senza fermarmi mai.

L’ultimo pensiero mi ha sorpreso mentre lo scrivevo.

Fotografia inaspettata

Due pezzi dalla mia “collezione”

Mi capita di parlare di fotografia con le persone più inaspettate. Sto fotografando famigliari con la mia Yashica 124 (in foto sulla destra), fuori da una casa in un piccolo agglomerato sull’appennino toscano, quando il vicino di casa, ormai anziano, mi dice:”Quella ce l’ho anch’io!”

Quella che ne è seguita è stata una discussione molto stimolante sulla fotografia, e sul fatto che la fotografia analogica sia più gradevole per molti aspetti, specialmente quella in bianco e nero. E’ stato sorprendente trovare una persona appassionata in una persona che non avrei mai sospettato prima.

Non è la prima volta che trovo un degno interlocutore di fotografia inaspettatamente. Mi ha fatto molto piacere.

Mens Sana in Corpore Sano

Quest’anno, a discapito di tutti i precedenti, sento la necessità di mettermi in forma, di smaltire un po’ di zavorra che mi appesantisce e riguardagnare quel livello di attenzione che ora un pochino si è affievolito, per cercare di sbarazzarmi di quel torpore che alle 21:00 mi piglia e che poi mi tocca assecondare a ogni modo. Il fatto che la mia sveglia sia quasi sempre puntata alle ore 5:00 non aiuta certamente, ma non riuscire a stare sveglio altrimenti non è bellissimo.

In ogni caso ho deciso, come tutte le altre volte, di dedicarmi alla bicicletta. Sperando di non infilarmi in un’esperienza fantozziana, spero di tornare a scrivere presto delle mie esperienze. Cercherò di non saltare in sella alla bersagliera!

Nuovo inizio

Inizia un nuovo periodo, lavorativo e personale, per certi versi è uno dei tuffi più grandi che abbia mai fatto nella mia esistenza.

Quando iniziano questi periodi si mettono alla prova gli equilibri, familiari e non, lavorativi e di amicizie. C’è la possibilità di mettersi alla prova, che è sempre una cosa auspicabile, e di capire cosa realmente sia importante e cosa no. Fortunatamente ho incontrato persone che mi stanno supportando in questa fase e che mi stanno dando la spinta necessaria per la riuscita di questo periodo.

Grandi aspettative, insomma.

Invecchiare insieme

La sfida più grande in questo mondo moderno è quella di far durare le relazioni, di qualunque tipo esse siano. Amicizie, amori, fidanzamenti o matrimoni.

Viviamo un periodo frenetico fatto ormai da tempo di oggetti che sono diventati usa e getta in tutto e per tutto. Temo che abbiamo iniziato a considerare anche le persone così, siamo sempre più impegnati e vediamo le persone, anche le più vicine come delle “relazioni da tempo libero” ma libero da cosa? Alla fine non lo sappiamo bene nemmeno noi, perché sembra a volte che se non è lavoro, non è importante.

E finiamo inevitabilmente a sfogliare facebook o instagram sul divano, magari vicinissimi al proprio/a compagno/a senza proferire parola pensando anche che non abbiamo più argomenti di discussione quando alla fine siamo talmente sopraffatti da questo meccanismo che non proviamo nemmeno a spezzarlo. O a guardare la partita di calcio senza accorgerci che potremmo impiegare in maniera decisamente più interessante il nostro tempo in quel momento.

Alle volte le relazioni sembra si riducano a formare dei “compagni di tempo libero” e non “compagni di vita”.

Perché tutto questo pensiero in questo momento? In piccola parte autobiografico, ma sono riflessioni emerse da malesseri che emergono da situazioni che fanno soffire persone a me vicine, che fanno sì che tutto sia in forse dopo comunque tanti sforzi.

Una coppia anziana che legge e commenta il giornale a un tavolino di un bar.
Il motivo che mi ha spinto a scrivere queste riflessioni

Nella foto che ho pubblicato c’è un’immagine rubata, fatta in modo che non fossero riconoscibili i volti di una coppia anziana che è seduta al tavolino di fronte al mio a un bar di Milano. Non ci vuole molto a capire che ne hanno passate tante, insieme, che sono stanchi ma felici e che la scintilla che li ha portati a condividere la vita è ancora accesa.

Leggono il giornale, ciascuno il suo, poi sicuramente se li scambieranno e si interrompono per informare l’altro di ciò che li colpisce di quello che stanno leggendo. Ecco, magari non con il giornale che è solo un pretesto, io voglio invecchiare così con mia moglie. Arrivare a 70 anni e tirare le file della nostra vita (magari ancora con lunghe prospettive, chi può saperlo) e scoprire che siamo stati compagni di vita, avere un’espressione stanca, serena e ancora complice. Perché nella vita cambieranno tante cose, tante situazioni si sussegueranno, difficoltà, angosce, felicità e momenti belli, ma quello che non deve mai cambiare è il “Noi” scritto non a caso maiuscolo.

Mi porti al Sacro Monte?

Mi porti al Sacro Monte?

Sembra una richiesta così semplice, ma carica di significato nella sua semplicità. Arriva un momento nella vita di un uomo in cui anche le cose più semplici diventano difficili.

Arriva il momento nella vita di un uomo in cui capisce che il momento in cui tutto sembra difficile sta accadendo a una persona a lui cara. E quindi decide di prendersi un giorno di ferie per accompagnare il padre al sacro monte. Questo giorno è stato il 28 giugno 2018.

Perché parlo di questo momento solo ora? Ma molto semplice, ho voluto, a dimostrazione del fatto che ero sicuro che ce l’avremmo fatta, fare una scommessa con mio padre, dicendo che avremmo fatto il viale delle cappelle del Sacro Monte di Varese in meno di un’ora. Nulla di eccezionale, ma le paure di non farcela, di non riuscirci nelle 2 ore pianificate, di non essere in grado, mi hanno fatto mantenere il cronometro del mio orologio, con il tempo finale fino ad oggi. Il problema è che si stanno scaricando le batterie e quindi ho dovuto procedere a documentare quello che è un ricordo di una giornata molto bella in modo che diventi indelebile.


28 giugno 2018, salita al Sacro Monte di Varese

Mi ricorderò sempre di quella giornata bella in un periodo molto difficile sia personalmente che professionalmente.

Comfort zone

Non sono un entusiasta utilizzatore delle parole straniere ma mi rendo conto che non saprei come tradurre questa espressione che si è diffusa e si sta diffondendo anche nel nostro quotidiano. E’ buffo, l’inglese è una lingua molto più semplice dell’italiano, ma il mondo anglosassone è facile che abbia un nome per quelle cose per cui a noi servono invece allocuzioni più o meno complesse.

Di cosa si tratta? Non lo so con precisione, al solito non sono uno psicologo né ho fatto studi approfonditi sulla psiche umana ma tendo a basarmi sul mio vissuto e su una buona dose di empatiache mi permette di leggere a volte, più o meno profondamente, sotto la superficie di chi mi sta vicino. La comfort zone è tutto quella consuetudine di abitudine, persone e comportamenti che ci fanno stare bene, nella quale tutti più o meno tendiamo a rinchiuderci isolandoci poi alla fine dal mondo reale che è appena fuori dalla cosiddetta comfort zone.

Alle volte si ricerca proprio situazioni che siano fuori dalla comfort zone (appena fuori) per sentirci più vivi e per apprezzare meglio le situazioni consolidate che sono al suo interno. A volte è bello sentirsi a disagio in maniera controllata. Penso che sia una cosa simile al brivido che cerca il giocatore d’azzardo, anche se in maniera più limitata.