Ignoto

Santa Maria de l'Assunciòn Castro-Urdiales
Santa Maria de l’Assunciòn Castro-Urdiales

Una porta, lavorata quanto basta, tutto sommato sobria, a custodia di? Finché non la apri non lo saprai mai. E quindi cosa bisogna fare? Aprirla ed entrare, o almeno per guardare.

In questo caso mi sono trovato di fronte una cosa del tutto inaspettata, questa chiesa grande, con parti di tetto e di pareti mancanti (probabilmente crollate un tempo) ma tutt’ora in uso, con le rondini che entravano ed uscivano e riempivano le navate con il caratteristico eco di qualsivoglia chiesa. Semplicemente incredibile prima che avessi varcato la soglia.

Lo scrisse anche Leopardi ne “L’infinito”

…e mi sovvien l’eterno…

Dove lo sguardo non arriva parte la fantasia, o come mi disse una persona lasciandomi di sasso con una affermazione che sfiora l’ovvio ma andava espressa.

di solito le cose che non si conoscono suscitano curiosità

Già ed è per questo che questa foto mi piace particolarmente perché dietro quella porta può celarsi qualsiasi cosa, e ovviamente la curiosità galoppa.

Mi domando come sarebbe il mondo senza curiosità… Probabilmente sarebbe molto noioso.

Presente, futuro e…

Quanto sto per scrivere risulta un po’ confuso anche a me…

Sono in una fase della mia vita in cui il tempo per fare ciò che mi piace me lo devo ritagliare, sono contento degli avvenimenti che mi hanno portato a questo e so che a breve sarà ancora peggio, ma so anche che migliorerà. Cerco di concentrarmi su un problema alla volta, su quello che i latini chiamavano “Hic et nunc” ma di contro le responsabilità della vita mi impongono di avere sempre un occhio puntato al futuro, non posso occuparmi solo dell’immanente, ma purtroppo devo anche preoccuparmi dell’imminente e pensare anche a che direzione dare al timone che stringo che da la direzione alla mia vita.

Quello che sto per scrivere non ha delle fonti verificabili, e onestamente l’ho letto talmente tanto tempo fa da non ricordare nemmeno quando. Probabilmente era alle medie quando, avendo un cognome prossimo alla fine dell’elenco, la professoressa chiamava in ordine alfabetico per far scegliere dalla “biblioteca” in dotazione ad ogni classe, un volume da leggere nel periodo al fondo del quale tutti i volumi sarebbero stati riposti e si sarebbe scelto nuovamente. Mi capitò un libro sui Nativi Americani (quando ancora non era politicamente scorretto chiamarli genericamente Indiani d’america) che presentava alcune delle vicende note di scontro contro l’uomo bianco, visti dal punto di vista del popolo invaso. In questo libro c’era un inciso in cui si presentava l’uomo che percorre la sua esistenza come un gambero, con il suo futuro alle spalle, per questo il passato ci è chiaro in maniera tanto più netta quanto è recente e il futuro è così difficile da conoscere. Questa analogia in questo periodo mi viene spesso in mente e sorrido.

Il passato è poi così chiaro? Il modo che il nostro cervello ha di immagazzinare i ricordi è particolare e dipende anche dalle emozioni che viviamo nel momento in cui viviamo un particolare evento. Lo sa chiunque sia sposato che lo stesso evento può venire ricordato in modo diverso dai facenti parte la coppia e a nulla valgono le discussioni, uno dei due alla fine capitolerà per quieto  vivere.

Il presente in fin dei conti è il passato di domani, tutto ciò che viviamo è condizionato dalle sensazioni e dalle emozioni che ci assalgono nel momento in cui l’immanente accade.

Comunque la giriamo, secondo me, abbiamo sempre un gran casino da gestire e l’unico modo è sforzarsi di essere razionali, cosa molto difficile dal momento che siamo creature che di razionale generalmente hanno veramente poco.

Scrivere

Scrivere per me è stato importante a tratti, sempre, sempre, sempre nei momenti di cambiamento, sempre quando sento che la mia vita è a una svolta, sempre, a volte in maniera inconscia, quando ho bisogno di far sedimentare i miei sentimenti.

A volte, come in questo caso, non scrivo di ciò che mi spinge a scrivere, troppo personale, non voglio lagnarmi, credo di sapere bene dove sia il problema e lo risolverò, ma mi aiuta a elevarmi sopra il flusso dei miei pensieri per “osservarli” in maniera più ordinata.

Ieri riflettevo non senza un po’ di disappunto, su come si è spostato il modo di comunicare, si va verso la foto (mezzo che amo) e il video, molto più immediato, verso i messaggi vocali, chi deve comunicare non deve digitare, il poveretto che riceve deve essere in condizione di poter ascoltare con la dovuta riservatezza. Perché questo? Perché in fondo siamo pigri, abbiamo sempre meno voglia di impegnarci a fare qualsiasi cosa. Gli ausili alla sicurezza dei veicoli sono diventati “guida autonoma” così me ne sbatto di quello che mi circonda e faccio fare tutto alla macchina.

Purtroppo però non ho una capacità di scrittura tale per cui posso essere interrotto e riprendere quando mi pare. Quando iniziano a uscire le emozioni, i sentimenti, devo scrivere tutto di getto, dall’inizio alla fine, altrimenti si perde la magia e non la ritrovo più, quindi questo post purtroppo rimarrà in sospeso fino a che il sacro furore di una situazione analoga non mi coglierà in un momento in cui ho il tempo di scrivere tutto. 🙂

Post-produzione

Con post-produzione si intendono tutte quelle attività effettuate su un immagine (in questo caso) atte a migliorarne l’aspetto oppure a correggere uno scatto riuscito male per comunicare effettivamente ciò che si intendeva al momento dello scatto.

Ora, secondo me, la fotografia è un’arte, della quale mi ritengo comunque dilettante, che nella sua aspirazione più diffusa è fotografia istantanea. Tralascio volutamente tutta la fotografia di studio, tutta la fotografia di prodotto e/o pubblicitaria.

La fotografia istantanea è la fotografia che, con più o meno ausili tecnologici, o addirittura lavorando in maniera completamente manuale, ci permette di cogliere un istante specifico e congelarlo. Questo può essere fatto per tanti motivi, per ricordarsi i luoghi di un viaggio, per avere un ricordo di una persona cara in un momento specifico della sua vita e a distanza di tempo, oppure, e qui si rientra nell’arte, per comunicare un’emozione, un punto di vista… Le possibilità sono infinite.

Cerco di limitarmi esclusivamente a correggere luminosità e contrasto (se in digitale) con la finalità ultima di richiamare vagamente la dinamica della pellicola che tanto mi è cara, mentre mi limito esclusivamente a trovare la giusta curva di dinamica della pellicola in fase di scansione (che poi equivale a trovare l’esposizione corretta di stampa qualora si procedesse a una stampa con ingranditore). A volte correggo l’inclinazione della fotocamera perché sono molto intuitivo e spesso ho una frazione piccolissima di tempo per inquadrare e decidere le compensazioni di esposizione, quindi l’inclinazione del fotogramma ogni tanto va per i fatti suoi, ma solo ed esclusivamente perché equivale a inserire volutamente storto il negativo nell’ingranditore per ottenere una stampa dritta.

Tutto il resto, secondo me, resta delegato a chi “scatto, tanto poi c’è photoshop” ovvero l’atteggiamento di chi non è in grado di utilizzare uno strumento paradossalmente difficile e immediato al tempo stesso, usando poi, spesso e purtroppo male, un altro strumento, ancor più complesso ma che viene considerato come la panacea e la bacchetta magica che rende splendido (effetto wow garantito ma analizzando l’immagine non è così) ciò che non lo è.

Spesso è difficile ma cerco di rendere quello che vedo, in base al mio stato d’animo in modo di comunicare qualcosa. Se non riesco semplicemente con lo scatto, allora ho sbagliato qualcosa a monte, spesso nell’utilizzo dello strumento. Quindi devo impegnarmi di più.

D’altronde che bellezza c’è e che soddisfazione c’è senza impegno?

Vacanze vs. Ferie

Quando siamo piccoli andiamo in vacanza, quando siamo grandi in ferie.

Che differenza c’è in tutto questo? Lo stress. Sì perché le ferie sono un periodo di sospensione del lavoro al quale bene o male pensi sempre, alla fine se si lavora in proprio non si stacca mai del tutto.

Le vacanze sono un periodo di totale distacco dalla realtà di tutti i giorni e implicano un divertimento (inteso nel senso latino del termine, dove de vertere vuol dire volgersi altrove, figurativamente parlando con il pensiero ma generalmente nella nostra società implica anche uno spostamento fisico)

In vacanza ci si rilassa, ci si riposa. In ferie ci si vorrebbe riposare e rilassare ma alla fine tra incombenze familiari e voglia di tutti di staccare, risulta difficile e il risultato finale è spesso quello di tornare dalle ferie più stanchi e stressati di prima. Questo può generare dissapori con chi ci sta intorno e a volte impone un far buon viso a cattivo gioco per amor di tranquillità che alla fine innesca ulteriormente lo stress.

Vorrei tanto essere in vacanza ma sono in ferie. Dovrei prendermi una settimana in una caverna in un posto sperduto con provviste di cibo ed acqua, ma non ci provo nemmeno perché so che qualche rompiscatole riuscirebbe ad arrivare fino a lì.